SefoNe: Alla ricerca di rapporti di buon vicinato
Nell’ambito del processo di allargamento dell’Unione Europea, il bisogno di costruire rapporti di buon vicinato tra gli stati nazionali dell’UE ed all’interno dei medesimi è periodicamente minacciato dai conflitti socio-politici di tipo nazionalistico che, allo stesso tempo, supportano le politiche dei partiti di estrema destra.
Il nostro progetto si propone di esplorare e confrontare modelli di vicinato “translocale”, focalizzando l’attenzione sulle prospettive emergenti e sulle buone prassi relative a tre sfere della realtà della nuova Europa:
- “zone di confine” di tipo geo-politico della nuova UE;
- esperienze di confine mentale in regioni multiculturali dell’UE;
- esperienze di confine mentale e geo-politico in reti transnazionali.
Quanto detto poggia sull’ipotesi secondo cui, nelle relazioni tra stati confinanti, è impossibile capire i processi che creano ostacoli a rapporti di buon vicinato e quelli che, invece, li favoriscono, se non si comprendono e se non si affrontano gli ostacoli creati dalle divisioni mentali/simboliche, laddove esse ricorrono.
Esploreremo, quindi, le dinamiche relative ai confini socio-culturali e geo-politici nell’Unione Europea, recentemente allargata, così come vengono vissute dalle persone che hanno differenti backgrounds culturali, allo scopo di migliorare nelle popolazioni coinvolte la competenza relativa alla comprensione ed allo scambio culturale. Il progetto è articolato nei seguenti obiettivi, che ne costituiscono l’essenza:
- comprendere l’interdipendenza tra confini “fisici” (geopolitici) e mentali nei processi che concorrono a determinare rapporti di buon vicinato o che, viceversa, li ostacolano;
- comprendere come in Europa è vissuto il “vicinato” dai diversi gruppi di persone, e confrontare le sollecitazioni specifiche che derivano dai differenti contesti;
- confrontare le rappresentazioni di buon vicinato e gli ostacoli alla costruzione del medesimo attraverso l’esplorazione della percezione di sé, dell’ingroup e dell’outgroup nelle persone coinvolte nei tre contesti (considerati);
- individuare e valutare -attraverso le risposte degli intervistati- le politiche esistenti e le attività ufficiali della società civile finalizzate alla creazione di rapporti di buon vicinato;
- confrontare le risposte degli intervistati alle misure “top-down” con il successo delle attività “bottom-up”, auto-determinate;
- rafforzare o introdurre, mediante pratiche innovative, iniziative sostenibili per realizzare rapporti di buon vicinato attraverso workshops ed eventi culturali con intervistati e personaggi di rilievo.
La nostra ricerca coniuga approcci teorici ed empirici alla tematiche dell’«attraversamento del confine», delle comunità migranti e delle reti. Ciò include l’analisi dei vicinati sia di tipo fisico sia di tipo virtuale. Tale complesso e innovativo disegno di ricerca offre nuove intuizioni in merito a tre differenti tipologie di relazioni concernenti l’«attraversamento del confine» (all’interno di ciascuna e nel confronto tra esse) che, a quanto ne sappiamo, non sono mai state confrontate in modo sistematico.
Inoltre, questo progetto si basa su un consistente numero di ricerche sulla tematica dei confini europei. Esso mira ad ampliare e ad innovare il concetto di “confini” all’interno del contesto europeo. Gli obiettivi della ricerca SefoNe si fondano sull’idea che sia i confini geo-politici che quelli simbolici siano “luoghi” di integrazione ma anche di disgregazione.
La nostra ricerca origina dal fatto che gli attuali modelli dell’Europa così come le esperienze dei cittadini europei, non sono più confinabili nella logica degli stati nazionali e dei loro confini esterni.
Mentre i confini esterni degli stati nazionali includono ancora istituzioni molto importanti attraverso cui vengono regolate le politiche di inclusione e di esclusione, ci sono una serie di confini interni che stanno in relazione con quelli esterni ma che non derivano soltanto da essi.
Nell’ambito dei modelli di integrazione europea la “regione” è stata concepita come un’unità territorialmente confinata con il potenziale di sviluppare un coesivo senso di comunità attraverso la sua identità politica, culturale ed economica distintiva. Mentre per alcuni aspetti le “regioni” sono disegnate all’interno dei confini degli stati nazionali, per altri esse sono state specificamente designate per trascenderli (es. le “Euroregioni”). Ciò evoca l’idea che l’integrazione comporti forme locali di cooperazione che vanno oltre le logiche (in tal senso, spesso disfunzionali) degli stati nazionali.
Un terzo modello di “confine”, che sta in chiara relazione con lo stato nazionale, anche se tale relazione è primariamente caratterizzata dalla sua transizione o, come alcuni dimostrano dalla sua minaccia, ha origine nella globalizzazione. Qui i “movimenti tra i confini” e le forme di integrazione che da essi sono derivati non sono soltanto limitati ai territori adiacenti ai confini dello stato ma “attraversano” lo spazio europeo, includendo le regioni provinciali che noi prenderemo in esame. Così, oggi, per molti cittadini europei (inclusi coloro che vivono nelle regioni provinciali) la questione della dis-integrazione locale si è correlata agli effetti del movimento e della mobilità nelle loro comunità locali.
In relazione a quanto sopra, riteniamo che l’innovazione e la sfida della nostra proposta risiedono nella loro complessità e nel confronto tra tre differenti tipologie di relazioni di confine geopolitico e mentale all’interno dell’UE, e tra questa e i suoi vicini.


